“Le parole fanno più male delle botte”. Parte da questa durissima verità, lasciata in eredità
da Carolina Picchio, il percorso di riflessione organizzato dall’I.C. “Papa Giovanni XXIII” di
Savigliano. Un doppio appuntamento curato da Roberto Marcotti, docente di Carmagnola
esperto in tecnologie e da anni impegnato in prima linea nella prevenzione e nel contrasto al
bullismo e al cyberbullismo. L’evento ha messo a nudo le insidie del mondo digitale,
parlando prima al cuore dei ragazzi e poi alla responsabilità degli adulti.
L’iniziativa ha preso il via lunedì 9 febbraio presso la Sala Longis, dove gli studenti delle
classi terze sono stati protagonisti di un confronto vivace e senza filtri. Non si è parlato solo
di tecnologia, ma di libertà. Marcotti ha spiegato come i giganti del web studino i meccanismi
neurologici della gratificazione, la cosiddetta “dopamina” dell’attesa, per abituare i giovani al
tutto e subito, rubando loro tempo, dati e capacità critica.
Il rischio emerso con forza è quello di una progressiva perdita di empatia: online la
comunicazione si fa spesso violenta e ostile, trasformandosi in atti di cyberbullismo che
lasciano ferite profonde. Riflettere su queste dinamiche può essere il primo passo per
spingere i ragazzi a riappropriarsi di una comunicazione sociale più umana e consapevole.
Il ciclo si è concluso nella sera di mercoledì 11 febbraio presso la Sala Miretti, con un
dialogo dedicato ai genitori. Nonostante una partecipazione numericamente ridotta, il
dibattito è stato intenso e partecipato. Il focus è cambiato: non si è parlato di paura o di
semplici divieti, che spesso alimentano solo la curiosità, ma di responsabilità e patti
condivisi. Il parallelismo utilizzato è stato un monito per tutti: se un tempo si raccomandava a
Cappuccetto Rosso di non addentrarsi nel bosco, oggi, con gli smartphone, il lupo può
entrare tranquillamente nelle camerette. La sfida per le famiglie è dunque quella di
presidiare il tempo, offrendo alternative e competenze emotive che evitino ai ragazzi di
perdersi nel vuoto digitale.
All’evento era presente la Dirigente scolastica Daniela Calandri, che ha richiamato
l’importanza cruciale della responsabilità genitoriale, sottolineando come la scuola sia in
prima linea per garantire il rispetto delle regole e la correttezza tra pari. Un compito diventato
complesso a causa di una deriva educativa che vede troppi giovani in balìa di cattivi modelli
e di violenze decantate sui social.
L’obiettivo finale resta quello di creare un’alleanza solida tra scuola, famiglia e legislatore,
anche per normare l’età minima d’uso dei dispositivi, affinché il progresso tecnologico non
sacrifichi le competenze relazionali delle nuove generazioni.

0